SISSC_NEWS N.7 (AGOSTO 2025)

Pronto il numero 7 (agosto 2025) della nostra newsletter mensile: brevi rilanci (con link e riferimenti alle fonti originali) su temi quali: ricerca scientifica e nuove terapie, riforme legislative e analisi multidisciplinari, uscite mediatico-editoriali e rilanci culturali, eventi dal vivo e discussioni online, e molto altro. Uno strumento agile e veloce per tenersi aggiornati sull’attualità (e stimolare eventuali conversazioni). Questo l’indice:

  • SISSC informa: programma del convegno annuale e….
  • Eleusi e l’invenzione dell’esperienza psichedelico-mistica
  • L’esperienza psichedelica dipende (anche) dai tratti della personalità 
  • Enrico Facco: qualificare le espressioni mentali non ordinarie
  • I sognatori lucidi presentano differenze cerebrali significative  
  • Germania: parte il primo programma di “psilocibina compassionevole”
  • Ketamina e recettori oppioidi
  • A Chieti il primo test clinico italiano con la psilocibina
  • Sondaggio USA: in crescita l’uso di allucinogeni
  • Il mercato psico-terapeutico seguirà le orme di Big Pharma?
  • Meditazione e psichedelici: entrambi utili per l’introspezione

Disponibile il PDF integrale (1,8MB), da condividere variamente (citando la fonte SISSC):

Bernardo Parrella

SISSC_NEWS N.6 (LUGLIO 2025)

Pronto il numero 6 (luglio 2025) della nostra newsletter mensile: brevi rilanci (con link e riferimenti alle fonti originali) su temi quali: ricerca scientifica e nuove terapie, riforme legislative e analisi multidisciplinari, uscite mediatico-editoriali e rilanci culturali, eventi dal vivo e discussioni online, e molto altro. Uno strumento agile e veloce per tenersi aggiornati sull’attualità (e stimolare eventuali conversazioni). Questo l’indice:

  • SISSC informa: nuovo logo, bozza del programma del convegno annuale e….
  • RIP Jonathan Ott (1949-2025)
  • Ultrasuoni focalizzati per ridurre l’attività dell’amygdala
  • Nuovo libro di Andrew Gallimore sul DMT, Death by Astonishment
  • Criticità irrisolte e un morto alla Ayahuasca Foundation
  • Funghi psicotropi coesistono in simbiosi con la Morning Glory
  • Repubblica Ceca: firmata la legge per l’uso terapeutico di psilocibina
  • USA: Campagna d’informazione sui rischi degli psichedelici
  • Il rospo del Sonoran Desert a rischio estinzione per la “caccia” al 5-MeO- DMT
  • La Ruta Wixárika riconosciuta nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO
  • Notiziario Italiano di Parapsicologia

Disponibile il PDF integrale (1,9MB), da condividere variamente (citando la fonte SISSC):

Bernardo Parrella

RIP Jonathan Ott (1949-2025)

J. OttEsperto etnobotanico, scrittore, traduttore, editore, chimico dei prodotti naturali e ricercatore nel campo degli enteogeni e dei loro usi culturali e storici, Jonathan Ott se n’è andato il 3 luglio scorso. Fra i tanti progetti, aveva tradotto in inglese, dal tedesco originale, il libro di Albert Hofmann, LSD: My Problem Child (1980) e aveva contribuito a coniare il termine “entheogen”. Molteplici le sue collaborazioni nel campo, inclusi i ricercatori tedeschi Christian Rätsch, Marcus Berger, Jochen Gartz e l’etnomicologo R. Gordon Wasson.

Il suo libro del 1993, Pharmacotheon: Entheogenic Drugs, Their Plant Sources and History viene tutt’ora ritenuto una delle opere più importanti nell’ambito degli enteogeni, in cui descrive minuziosamente oltre 1.000 piante e composti, e copre oltre mezzo secolo di lavoro sul campo. E in Ayahuasca Analogues (1995) identifica numerose piante in tutto il mondo contenenti gli alcaloidi armalinici della Banisteriopsis caapi e le piante contenenti dimetil-triptamina, ovvero i composti chimici alla base della pozione allucinogena sud-americana. Recentemente era stata anzi annunciata una “serie deluxe” composta da dodici suoi volumi in tiratura limitata, tra cui cinque nuovi titoli e cinque nuove edizioni di testi ormai esauriti. Libri OttInnumerevoli i suoi articoli specializzati, apparsi negli anni su riviste e testate di vario tipo, dal Journal of Cognitive Liberties ad Hight Times alla serie dell’Harvard Botanical Museum.

Viveva da tempo nell’area montuosa di Xalapa, nel Messico sud-orientale, dove curava un giardino botanico e un laboratorio di prodotti naturali. Laboratorio che nel 2010 venne distrutto, insieme agli effetti personali, a causa di un incendio doloso, mentre la maggior parte dell’enorme biblioteca sopravvisse per via del clima umido della foresta. Spesso in viaggio per partecipare a convegni ed eventi vari, nel corso della Breaking Convention 2023 aveva presentato fra l’altro una relazione sulle triptamine sciamaniche da fiuto. E appena tre settimane fa aveva tenuto una lezione al Seminario di “Drugology” (Storia delle droghe) organizzato dagli amici della Fondazione Lobelian.

Un approccio, quello di Jonathan Ott, serio e non speculativo al tema delle piante/sostanze, decisamente “all’europea”. Oltre ad essere sempre molto attento, finanche certosino, su nomi e definizioni (fondamentale il suo contributo per arrivare a coniare il termine “enteogeni”), come rivelano i suoi testi alquanto complessi. Nel tempo non sono neppure mancati contatti o collaborazioni con alcuni autori legati alla Sissc, oltre ad aver firmato un articolo originale sul numero 2 della nostra rivista Altrove (2000): Ayahuasca e analoghi dell’ayahuasca. Enteogeni universali per il prossimo millennio.

Da seguire i numerosi ricordi e testimonianze che continuano ad apparire sulla pagina Facebook della Jonathan Ott Appreciation Society.

Redazione

SISSC_NEWS N.5 (GIUGNO 2025)

Pronto il numero 5 (giugno 2025) della nostra newsletter mensile: brevi rilanci (con link e riferimenti alle fonti originali) su temi quali: ricerca scientifica e nuove terapie, riforme legislative e analisi multidisciplinari, uscite mediatico-editoriali e rilanci culturali, eventi dal vivo e discussioni online, e molto altro. Uno strumento agile e veloce per tenersi aggiornati sull’attualità (e stimolare eventuali conversazioni). Questo l’indice:

  • SISSC informa: verso il convegno annuale, Oltre n.2 e….
  • Origine della coscienza: nella mente o nel corpo?
  • Sondaggio USA su terapie psichedeliche e informazione 
  • Ripensare l’ipnosi
  • Nuove risorse online su etica e ricerca psichedelica 
  • Ricordo di Amanda Fielding
  • Repubblica Ceca: passa alla Camera l’uso terapeutico della psilocibina
  • Terapia con esperienze immersive in VR: vero o falso?
  • Dal “turismo sciamanico” allo sciamanesimo perenne
  • La coscienza vive al di là delle funzioni cerebrali?
  • Festival dell’Unione dei Popoli Indigeni

Disponibile il PDF integrale (3,3MB), da condividere variamente (citando la fonte SISSC):

Bernardo Parrella

Sciamanesimo: ieri, oggi e (forse) domani

Oggi lo sciamanesimo vive e prospera sotto varie forme e pratiche spirituali in tutto il mondo, non solo nei luoghi “più remoti” o divenuti classici come la Siberia, cioè basati sugli standard definiti da Mircea Eliade fin dagli ’50 e poi codificati in Shamanism: Archaic Techniques of Ecstasy (2004) – standard per molti versi superati. È irrealistico limitare la presenza e il ruolo degli sciamani alle società ancestrali e alle tribù pre-moderne, poi sostanzialmente scomparsi con l’insorgere delle grandi religioni organizzate – definendo lo sciamano come uno Shamanismspecialista o intermediario che, tramite stati non ordinari di coscienza, entra in contatto con realtà ultra-terrene e ne ricava indicazioni per offrire servizi o cerimonie mirate alla guarigione, alla ricerca di cibo o di prede, alla divinazione. In tal senso, lo sciamanesimo non ha soltanto caratterizzato l’insorgere di pratiche e credenze spirituali tipiche dell’Homo Sapiens, bensì riecheggia e riemerge ancor’oggi per “l’universalità dei suoi principi e dei bisogni intrinseci a cui risponde”.

Questo il succo di un intrigante volume fresco di stampa (in inglese): Shamanism: The Timeless Religion, frutto dell’impegno decennale di Manvir Singh, giovane antropologo indo-americano (sikh) che insegna all’Università della California a Davis con diplomi da Harvard e Brown University. Seguendo situazioni disparate e personaggi a volte improbabili, l’autore mette a fuoco le complessità e le vicissitudini di un fenomeno (anzi: religione) senza tempo, sempre attuale e onnipresente, offrendo esempi concreti basati su anni di studi antropologici nonché su esperienze sul campo tra le comunità Mentawai dell’isola di Siberut (Indonesia) poi in India, nelle montagne andine e infine nell’Amazzonia colombiana tra rituali con ayahuasca e altre piante maestre.

Senza tralasciare, fra l’altro, una visita alla grotta di Trois-Frères nella Francia sud-occidentale, per toccarne con mano le pitture rupestri risalenti al tardo periodo magdaleniano (19.000-14.000 anni fa), il cui esempio più noto sono le vicine Grotte di Lascaux. Mentre certi studi neurologici del movimento geometrico delle forme li farebbero derivare da stati alterati di coscienza, di fatto l’arte rupestre ha sempre rappresentato un punto interrogativo nello studio della paleontologia umana. E proponendo incursioni nello neo-sciamanesimo occidentale contemporaneo, sulla scia degli insegnamenti di Michael Harner e sperimentato in aggregazioni auto-gestite tipo il festival iper-creativo Burning Man.

Tutto ciò per dire che quest’insieme di feste dionisiache, danze ossessionate, percussioni infinite, rituali di magia (anche nera) e stregoneria, stati on ordinari di coscienza, canti, visioni e molto altro non vanno intesi come oggetto di “superstizione primitiva” quanto piuttosto come veicoli di trasformazione spirituale per acquisire e condividere la capacità di guarire, divinare e superare le incertezze e le calamità della vita, ieri come oggi. Un coacervo spiritual-animistico che, affermatosi variamente a seconda dei diversi enclave, è stato man mano cooptato e anzi sottomesso dall’emergere delle religioni organizzate, come nel caso dei conquistadores e la successiva imposizione del Cattolicesimo nel continente americano a partire dal XVI secolo. Ma che, appunto, continua a riemerge in modalità e contesti i più disparati, come il Pentecostalismo in Italia, a cui il libro dedica alcune pagine: includendo elementi di tipo sciamanico e di religiosità afro-americana, la congregazione vide una rapida crescita grazie all’influsso degli italo-americani e nel 1929 contava circa 150 centri, per lo più in aree rurali del meridione e della Sicilia, ma fu presto soggetto alla criminalizzazione della Chiesa cattolica e del regime fascista, per essere messo fuorilegge nel 1935 tramite apposito decreto firmato da Mussolini, a causa delle presunte somiglianze con il comunismo e una “natura ossessiva e nevrotica”. Costretto a operare underground sotto l’etichetta generica di Protestanti ed Evangelici, il Pentecostalismo venne ufficializzato solo nel 1955 con l’annullamento di tale decreto e il riconoscimento della libertà di religione nel Paese.

Dopo aver sostenuto che la biomedicina contemporanea possa avere parecchio da imparare da questi rituali e che l’approccio scientifico è sempre benvenuto per carpirne la portata, l’ultimo capitolo affronta il recente revival della psichedelia: l’eccessivo entusiasmo sembra aver gonfiato anche la storia stessa di sostanze e piante psicotrope qui coinvolte, con effetti-boomerang tutt’altro che modesti. Secondo le ricerche condotte da studiosi quali Peter Gow (1994), Brabec de Mori (2001) e Martin Fortier (2018), l’uso di tali sostanze tra gli indigeni non era né ancestrale né comune, come oggi invece si tende a credere:

l’ayahuasca si è diffusa nell’Amazzonia peruviana al più negli ultimi 300 anni…in epoca precolombiana solo il 5% degli indigeni americani faceva uso di psichedelici…. l’1% o meno delle culture mondiali consumava psichedelici in quel periodo.

Lo stesso dicasi per i funghi psilocibinici, come rivelano alcuni passaggi dell’ottimo testo di Andy Letcher (Shroom: Cultural-History of Magic Mushroom, 2006) e un’analisi comparativa curata dallo stesso Manvir Singh sulle menzioni di sostanze psicoattive nella mitologia nel database eHRAF World Cultures. Da cui risulta che appena 22 paragrafi, su oltre 51.000 relativi a 325 gruppi culturali diversi, includono il termine “mushroom(s)”. E mushroom shamanperfino l’immagine del “mushroom shaman” divenuto un’icona della comunità psichedelica occidentale e reso popolare da Terence McKenna nelle pagine di Food of the Gods (1992), non è altro che il rifacimento fantasioso e personale dell’allora sua moglie, Kat Harrison, sulla base di una fotografia sbiadita trovata in un volume locale.

Peccato che, pur segnalando simili criticità, le pagine successive non procedano ad affrontare le annesse problematiche del cosidetto “turismo sciamanico” (o psichedelico o dell’ayahuasca che dir si voglia), dai casi di truffe economiche agli abusi psicologici o sessuali fino ai rischi e pericoli legati all’assunzione indiscriminata di sostanze o pozioni locali dagli effetti imprevedibili. E se la massificazione in corso potrebbe metterne in pericolo o annacquarne il futuro, è bene evitare di fare confusione fra sciamanesimo, terapia ed esperienza psichedelica (al massimo lo sciamanesimo può essere associato a piante/stanze psicotrope e, ancor meglio, agli enteogeni). Minimi gli accenni anche agli sciamani finti o con pochi scrupoli, per non parlare del rampante business legato al variegato ambito della New Age, con le relative appropriazioni di vario tipo. Nell’un caso e nell’altro, forzare la mano per imporre una patina romantica e allettante su simili fenomeni (ormai divenuti “pop”) crea dannosi effetti-boomerang e inutili rischi.

Vero comunque che lo sciamanesimo, pur rimanendo un fenomeno pressoché universale, continui a ri-elaborarsi e ad esprimersi in maniera diversificata – ed è qui che sta il senso ultimo di quest’opera comunque intrigante e ricca di “food for thought”. Puntando a illustrare, con un approccio a tutto tondo, le sfaccettature e le complessità di questa trasformazione spirituale degli officianti, in modo da essere “posseduti” per poter curare, divinare e superare le incertezze della vita – ieri, oggi e soprattutto domani: almeno così si spera. 

Bernardo Parrella